blog lifestyle moda Storia della Cina

Qipao, storia e curiosità dell’abito cinese più famoso al mondo

Ci avviciniamo alla settimana della moda di Shanghai quindi torno ancora una volta a parlare di abiti, specificatamente di quelli tradizionali cinesi. Questa volta parliamo qipao 旗袍.
Prima di parlarvi della storia di questo abito voglio raccontarvi una curiosità su qipao e cheongsam, termini che, spesso e volentieri su internet, sono utilizzati in modo intercambiabile. Nonostante i due termini si riferiscano effettivamente allo stesso capo di abbigliamento, hanno, però, origini diverse. Cheongsam deriva dal cantonese e si riferisce agli abiti lunghi sia per gli uomini che per le donne, mentre qipao deriva dal mandarino, significa letteralmente “abito a bandiera”, e si riferisce esclusivamente a quelli indossati dalle donne, in particolare la versione snella e aderente dell’immaginazione popolare. L’equivalente cantonese di qipao, infatti, è 旗袍 (kei pou).

Nessuno sa con certezza da dove provenga il qipao. Ci sono attualmente quattro teorie prevalenti:

  1. Risale alla dinastia Qing, quando i Manciù governavano la Cina. I manciù indossavano vesti lunghe e larghe chiamate chángpáo 长袍, che avevano delle fessure lungo i lati, comode per andare a cavallo e per il tiro con l’arco.
  2. Lo storico Yuán Jiéyīng 袁杰英, autore di China Qipao, storia delle origini, del simbolismo e dello sviluppo culturale dell’abito, sostiene che il quadro del qipao contemporaneo è stato stabilito durante la dinastia Zhou occidentale (1046 a.C. – 771 a.C.), poiché sembra simile alla gonna dritta creata in quel periodo.
  3. Un’altra teoria dice invece che il qipao è in realtà un’idea molto moderna, creata solo dopo che il pensiero e il commercio occidentali si sono infiltrati nella Repubblica di Cina, fondendo le due culture in un unico abito.
  4. Altri storici affermano che il qipao è stato creato sul modello del abito intero lungo della dinastia Han.

Il moderno qipao affonda le sue radici nella Shanghai degli anni ’20 e ’30, ma è stato ad Hong Kong che l’abito ha fatto la storia. La guerra civile cinese, che portò alla vittoria comunista nel 1949, spinse il centro della moda qipao da Shanghai a Hong Kong. Di fronte a un ambiente ostile agli affari privati ​​e alla moda glamour, molti sarti di Shanghai fuggirono a sud, portando con sé le loro conoscenze artigianali e tecniche. Anche nella Cina continentale la storia del qipao vede il suo periodo d’oro durante gli anni ’20-’30. Nel 1928, la sua lunghezza venne modificata, è ridotta a 5 centimetri sotto il ginocchio, mostrando l’intero polpaccio e l’anno dopo il governo della Repubblica cinese lo confermò come uno degli abiti nazionali.

Se c’è una donna a cui si possa attribuire il merito di aver reso popolare internazionalmente il moderno qipao, questa è stata la socialite cino-indonesiana e First Lady della Repubblica di Cina, Huang Huilan (黄蕙兰) . All’inizio degli anni ’20, adattò il qipao e lo incorporò nel suo stile di vita moderno e lussuoso. In molte delle sue foto più iconiche è raffigurata mentre indossa un qipao in stile moderno, con spacco laterale o gonna più corta. Huang Huilan ha sempre insistito sull’utilizzo di materiali locali per realizzare i suoi vestiti. Tra gli anni ’20 e ’40, è stata regolarmente nominata “La donna meglio vestita” da Vogue America. Huang Huilan è morta nel 1993, nel giorno del suo centesimo compleanno, e ancora oggi è considerata una “Fashion Big V” della Repubblica cinese.

Dagli anni ’40 in poi, i qipao videro il pankou (盘扣- il nome cinese per i tradizionali bottoni annodati usati sui qipao) diventare un elemento puramente decorativo mentre una cerniera posteriore fissava il vestito per motivi di praticità e le maniche cominciarono a variare in lunghezza, da appena sopra il gomito a nessuna manica.

Dopo gli anni ’50, però, il qipao fu gradualmente trascurato ed estremamente criticato nella Cina continentale, specialmente durante la Rivoluzione Culturale, perchè considerato un abito “borghese”.
Ad Hong Kong, invece, mentre l’economia industriale esplodeva negli anni ’50, iniziarono a sorgere, in tutta la città, piccoli laboratori di cucito, tessitura di parrucche e fiori di plastica. Le donne della classe operaia, che in precedenza potevano solo sognare di possedere un qipao, ebbero quindi le capacità di ideare e cucire il proprio abito. Armate di modelli pubblicati su riviste femminili che davano istruzioni di sartoria passo dopo passo, le donne realizzavano i propri qipao con tessuti economici, a volte anche con canapa o tessuto per tende, invece di seta o pizzo costosi. L’abito alla moda così amato dall’élite della società di Hong Kong non fu più off-limits e alla fine degli anni ’50, e diventò di rigore ovunque. Negli anni ’60, la star di Hollywood Nancy Kwan indossò il qipao nel film anglo-americano “The World of Suzie Wong”, mostrando al mondo il mondo il fascino delle donne in qipao.

Tuttavia, durante gli anni ’70 e ’80, il qipao non fu in grado di competere con la voglia, nelle grandi città, di seguire le mode occidentali e cadde in “disgrazia”. Relegato ai matrimoni e ad altre occasioni speciali (nel 1984 fu designato dal Consiglio di Stato come abito ufficiale per le donne diplomatiche) , il qipao non avrebbe visto un altro revival fino al film “In The Mood For Love”. Nel 2001, con l’uscita nelle sale cinematografiche dell’iconico lungometraggio, infatti, il qipao divenne sempre più famoso in tutto il mondo. Maggie Cheung Man-yuk rimase, infatti, impressa nella memoria collettiva di un’intera generazione quando, catturata dall’obiettivo seducente e morbido di Wong Kar-wai, indossò ben 21 qipao diversi nel corso del film (ambientato nel 1962).

Sull’onda del successo estero nei primi anni 2000 iniziò un altro momento di sperimentazione e incroci tra oriente e occidente, con i designer che cominciarono a prendere spunto da stampe e silhouette orientali e stilisti influenti, come Anna Sui e Louis Vuitton, che portarono in passerella interpretazioni moderne del qipao.
Nello stesso periodo, però, marchi occidentali come Zara, Topshop, Reformation e H&M vennero accusati di appropriarsi dello stile qipao in modo inappropriato, causa l’uso di parole come “collo mandarino” e “stampa orientale” per descrivere alcuni pezzi delle proprie collezioni. I problemi più grandi sorsero per il brand Reformation, criticato dopo aver creato versioni “erotizzate” del qipao.

Il 23 maggio 2011, l’artigianato fatto a mano del qipao diventò patrimonio culturale immateriale nazionale.

Qualche giorno fa ho “giocato” a tornare indietro nel tempo durante la Shanghai anni ’30 e ho indossato un qipao per un servizio fotografico. Eccomi qui… 🙂

Non dimenticate di seguirmi sulla mia pagina di Facebook Ve La Do Io La Cina

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: