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Singapore, a 97 anni vince il diritto di risposarsi

A Singapore un uomo di 97 anni ha ottenuto dal tribunale il riconoscimento della piena capacità mentale di decidere sul proprio matrimonio, dopo che il secondo figlio aveva chiesto di farlo dichiarare legalmente incapace per bloccare le nozze con la compagna con cui ha una relazione da decenni. La vicenda ruota attorno a un rapporto iniziato nel 1971 con quella che allora era la sua segretaria, una relazione proseguita per oltre mezzo secolo mentre lui era sposato e aveva già tre figli. La moglie, a quanto emerso in aula, era a conoscenza della storia e gli è rimasta accanto fino alla morte, avvenuta nel 2014. Due anni dopo l’uomo ha fatto trasferire la compagna a casa propria e nel 2021 ha comunicato alla famiglia l’intenzione di risposarsi.

Il figlio ha sostenuto che, dopo una caduta nel 2017, il padre avesse sviluppato una forma di demenza e non fosse più in grado di prendere decisioni autonome, ipotizzando anche una possibile influenza della compagna sulle sue scelte. Il tribunale, però, ha ritenuto che gli elementi raccolti non giustificassero una dichiarazione di incapacità. Dagli accertamenti medici citati nella ricostruzione del procedimento è emerso un lieve declino cognitivo legato all’età e qualche difficoltà di memoria a breve termine, ma non tale da impedirgli di comprendere e decidere su questioni come matrimonio e patrimonio. Nel quadro valutato dal giudice ha pesato anche una contraddizione evidenziata durante il processo, perché lo stesso figlio avrebbe approvato la nomina del padre a guida dell’azienda di famiglia nel 2019, quindi dopo l’incidente che a suo dire lo avrebbe reso incapace.

Sul fronte patrimoniale, la disputa familiare si è intrecciata con una causa parallela. L’uomo, imprenditore alla guida di una società chimica fondata negli anni Sessanta, avrebbe aggiornato il testamento escludendo il figlio e un nipote e avrebbe avviato una richiesta di restituzione di beni e somme pari a 3,8 milioni di dollari di Singapore, oltre a contestazioni su asset societari e una richiesta di rilascio dell’abitazione nei confronti del nipote. La decisione del tribunale ha respinto l’azione del figlio e non ha ravvisato elementi sufficienti per sostenere che la compagna lo stesse ingannando o sfruttando per appropriarsi delle sue risorse.

La partita, però, non è necessariamente chiusa. Contro la decisione è stato presentato appello, e questo può allungare i tempi prima che il matrimonio possa essere celebrato.

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