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Fumi in bagno? In Cina il muro diventa trasparenti

Vietato fumare? A Shenzhen hanno deciso di farlo… letteralmente a “porte aperte”. Nei bagni maschili di due centri commerciali del distretto di Luohu – lo Shuibei International Center e lo Shuibei Jinzuo Building – è stato installato un sistema anti-fumo che sta facendo discutere tutta la Cina. Chi accende una sigaretta in uno dei cubicoli non può più contare sulla discrezione di quattro mura: entro pochi secondi, la porta si trasforma da opaca a completamente trasparente, rivelando l’esterno l’utilizzatore.

Come funziona

Il meccanismo sfrutta una tecnologia chiamata vetro a cristalli liquidi (PDLC). In condizioni normali, le porte sono alimentate da corrente elettrica che mantiene il vetro opaco, garantendo la privacy. Quando un sensore rileva la presenza di fumo all’interno della cabina, l’alimentazione viene interrotta: il vetro diventa istantaneamente trasparente, mentre nell’ambiente si attiva un allarme acustico.

L’effetto, spiegano i gestori dei centri commerciali, è volutamente dissuasivo: “I cartelli non erano sufficienti, e le multe – che vanno dai 50 ai 500 yuan (circa 6-65 euro) – non bastavano a fermare chi fumava nei bagni, creando disagi e pericoli con i mozziconi accesi”, hanno dichiarato ai media locali.

I numeri del successo

Secondo quanto riportato dai responsabili dei due centri, dopo l’installazione del sistema le segnalazioni per fumo nei bagni sarebbero diminuite di oltre l’80%. Un risultato che, almeno sul piano dell’efficacia pratica, sembra premiare la scelta tecnologica.

Il nodo della privacy

Ma non tutti applaudono. L’iniziativa ha infatti sollevato un acceso dibattito, soprattutto tra esperti legali e difensori dei diritti civili. Critiche sono arrivate da più parti: il sistema, avvertono alcuni avvocati, potrebbe attivarsi anche per falsi positivi – come vapore acqueo, polvere o un guasto tecnico – esponendo persone che non stanno fumando a una violazione della privacy.

“Il principio è comprensibile, ma l’esecuzione solleva problemi legali delicati”, ha commentato un giurista citato dal South China Morning Post. “Un bagno è uno spazio in cui una persona ha diritto alla riservatezza, a prescindere dal fatto che stia rispettando o meno le regole”.

Un precedente controverso

Non è la prima volta che la Cina sperimenta soluzioni tecnologiche particolarmente spinte per far rispettare le normative. Dal riconoscimento facciale per l’attraversamento pedonale ai sistemi di videosorveglianza nelle mense scolastiche, il confine tra controllo e tutela dei diritti resta spesso oggetto di confronto.

Per ora, i gestori dei centri commerciali di Luohu difendono la scelta: “L’obiettivo è proteggere la salute di tutti e ridurre i rischi di incendio. Chi non fuma non ha nulla da temere”.

Ma mentre in Cina il sistema viene visto da molti come un efficace deterrente, all’estero l’iniziativa sta alimentando un dibattito più ampio su quanto sia legittimo spingersi nella lotta al fumo, e dove debba invece prevalere il diritto alla privacy.

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