La Corea del Sud sta preparando una nuova scuola di cucina dedicata all’hansik, la cucina tradizionale coreana, per formare soprattutto stranieri e professionisti internazionali in grado di portare il cibo coreano nei loro Paesi in modo più strutturato e credibile. Il progetto si chiama Sura School e, secondo quanto comunicato dal Ministero dell’Agricoltura, Alimentazione e Affari Rurali, dovrebbe partire nella seconda metà del 2026 dopo una fase di prova.
L’annuncio è arrivato a margine di un confronto a Seoul tra la ministra Song Mi ryung e una parte del settore, ospitato alla Hansik Promotion Institute. Al tavolo c’erano chef e professionisti tra i più riconoscibili della ristorazione coreana contemporanea, chiamati a ragionare su un tema concreto che la Corea conosce bene. La popolarità dell’hansik cresce, ma fuori dai confini spesso manca una filiera di formazione stabile che renda replicabili le tecniche, la lettura degli ingredienti, la gestione di cucina e sala, e soprattutto uno standard coerente con l’immagine internazionale che Seul vuole costruire.

Sura School viene presentata come una scuola operativa, non come un corso esperienziale per turisti. L’idea è sviluppare un curriculum pratico con il contributo di attori privati, chef, imprese alimentari e mondo accademico, e poi affidare l’erogazione della formazione a strutture e partner in grado di coprire l’intero ciclo dell’industria, dalla cucina alla materia prima, fino alle logiche di ristorazione e prodotto. È un modo per creare professionisti che non sappiano soltanto cucinare un piatto, ma capiscano come si costruisce un menu, come si gestiscono le preparazioni, come si lavora con ingredienti coreani in contesti esteri e come si adatta una ricetta senza snaturarla.
Nel disegno complessivo c’è anche un secondo livello. Dal 2027 è previsto un percorso premium a numero chiuso, pensato per una formazione avanzata e per profili di fascia alta. In altre parole, una linea élite che punta a chi vuole posizionarsi nel mercato fine dining e nel circuito gastronomico internazionale con competenze più profonde e spendibili come marchio professionale.
L’operazione si incastra in una strategia più ampia che la Corea sta costruendo da anni intorno al cibo come leva culturale e commerciale. Il punto non è solo avere ristoranti coreani in più città, ma far sì che la cucina coreana venga riconosciuta come un genere gastronomico stabile, con scuole, standard, carriere e un sistema formativo leggibile anche per chi non è cresciuto con quei sapori. È la differenza tra una moda che passa e una cucina che resta.
Nel confronto da cui nasce il progetto è entrato anche il tema degli ingredienti, con un focus su materie prime nazionali e sul loro uso nella ristorazione. È un dettaglio che racconta bene il livello a cui Seul vuole portare la discussione, non solo ricette, ma filiera, agricoltura, prodotto e capacità di renderli desiderabili all’estero attraverso chi li cucina e li racconta in modo competente.

