A inizio marzo, con l’arrivo di Jingzhe il termine solare che segna il risveglio degli insetti e l’ingresso pieno della primavera, a Hong Kong torna puntuale uno dei rituali popolari più fotografati della città: il da siu yan 打小人, letteralmente “colpire i piccoli uomini”, cioè le figure che rappresentano ostacoli, rivalità, maldicenze e sfortuna. Il luogo simbolo è lo spazio sotto il Goose Neck Bridge, tra Causeway Bay e Wan Chai, dove per tutta la giornata le postazioni delle praticanti lavorano a ritmo continuo.
Il procedimento è codificato e ripetuto con variazioni minime. Si usa una sagoma di carta, su cui viene scritto un nome oppure una definizione generica del “nemico”. Poi arriva la parte più riconoscibile: la sagoma viene colpita con una scarpa, mentre la praticante recita formule rituali. Alla fine la carta viene bruciata insieme ad altri fogli e simboli, in una sequenza che include anche il passaggio legato alla tigre bianca, figura tradizionalmente associata a Jingzhe.
Negli ultimi giorni le file sotto il ponte sono tornate lunghe, con presenza mista di residenti e visitatori. Le cronache locali descrivono un flusso continuo fin dal mattino, con tempi d’attesa che in alcuni casi arrivano a circa due ore nei momenti di punta.
Quanto costa “fare un giro” dipende dalla postazione. Per anni la cifra più comune è stata 50 dollari di Hong Kong a sessione, e viene ancora indicata come riferimento da chi si mette in coda, ma oggi non è più una tariffa uniforme per tutti i banchi.
Anche il profilo di chi partecipa è cambiato nel tempo. Accanto a chi torna ogni anno per abitudine, i servizi di questi giorni raccontano di un aumento di curiosi e di persone arrivate apposta da fuori città, attratte dall’idea di provare un rito locale legato al calendario tradizionale. Le richieste più frequenti ruotano attorno a lavoro, soldi, salute e relazioni, con il classico obiettivo di “allontanare” ciò che viene percepito come negativo per l’anno che inizia davvero adesso, con la primavera.

