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Speciale 8 marzo: Giappone 4 divieti per le donne che esistono ancora nel 2026

Oggi, 8 marzo, si celebra la Giornata internazionale della donna. Ma non tutte le storie che arrivano da questa data sono celebrative o rassicuranti. Alcune servono proprio a ricordare dove la parità si ferma ancora davanti a una regola scritta, o a un divieto che nessuno si prende la briga di aggiornare.

In Giappone, nel 2026, ci sono almeno quattro casi in cui il confine è ancora esplicito. Due passano direttamente dalle leggi, due restano ancorati a tradizioni religiose che continuano a definire chi può entrare e chi no.

Il primo è quello più noto e più politico, perché riguarda la successione imperiale. Le norme attuali stabiliscono che il trono possa essere ereditato solo da discendenti maschi della linea maschile. In pratica, nel quadro normativo in vigore, una donna non può diventare imperatrice regnante. È un vincolo scritto nero su bianco nella legge che disciplina la successione, e continua a definire l’orizzonte dell’istituzione imperiale.

Il secondo divieto è meno “da prima pagina”, ma incide in modo molto più concreto sulla vita privata. La legge che regola l’interruzione di gravidanza mantiene, come principio, il requisito del consenso del coniuge per poter procedere, con eccezioni previste in situazioni specifiche. La formulazione resta nel testo normativo e continua a essere uno dei punti più discussi quando si parla di autonomia decisionale delle donne in ambito sanitario.

Poi ci sono i divieti che non passano per il Parlamento, ma per i confini invisibili della tradizione religiosa. Il caso più famoso è Okinoshima, l’isola sacra legata ai rituali del santuario di Munakata. L’accesso è rigidamente limitato e, nella cornice delle regole tradizionali, resta anche il tabù della proibizione alle donne. In sostanza non è un luogo turistico “da visita”, ma un sito considerato sacro, dove l’ingresso è sottoposto a restrizioni severe e la separazione di genere continua a far parte delle regole storiche dell’isola.

Infine c’è un altro caso che in Giappone viene citato spesso quando si parla di nyonin kinsei, la tradizione di esclusione femminile da alcune aree di culto e pratiche ascetiche. È l’area del monte Sanjogatake, nel complesso di Omine, dove la regola della “montagna vietata alle donne” viene ancora indicata come mantenuta per ragioni religiose. Non è un dettaglio folkloristico, perché significa che, ancora oggi, esistono luoghi in cui l’accesso resta segnato da un confine di genere.

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