A Seoul c’è un trattamento che sta entrando nella lista delle cose da fare “una volta nella vita”, subito dopo la skincare e prima ancora dello shopping. È la K scalp care, i percorsi di cura del cuoio capelluto in cliniche specializzate, diventati virali all’estero grazie a video e recensioni sui social.
Secondo i dati diffusi dalla piattaforma coreana di inbound travel Creatrip, da gennaio a novembre 2025 il volume d’affari legato ai servizi di K scalp care acquistati da viaggiatori stranieri è cresciuto del 219 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Nello stesso intervallo è aumentata anche la spesa media, con un +71 per cento.
Il motivo è semplice e molto concreto. In Corea questi centri propongono programmi a tappe che partono da una diagnosi precisa della condizione del cuoio capelluto e proseguono con detersione profonda, trattamenti mirati e massaggi per stimolare la circolazione, spesso in stanze private con un operatore dedicato. L’offerta si è anche “tematizzata” per intercettare pubblici diversi, con stanze riservate per clienti che indossano hijab, opzioni vegane o organic, e persino percorsi in ambienti tradizionali come l’hanok.
Anche il profilo dei clienti racconta bene il fenomeno. Sempre secondo Creatrip, i turisti anglofoni (Stati Uniti, Canada, Australia, Regno Unito) rappresentano il 58 per cento delle prenotazioni, mentre l’Europa pesa per il 19 per cento, con gli Stati Uniti come primo Paese singolo al 37 per cento. La fascia più presente è quella tra 20 e 39 anni, che da sola vale circa tre quarti del totale.
E non è un “rituale” confinato a un quartiere solo. Le zone più scelte sono Gangnam, Mapo e Jongno, cioè aree comode da raggiungere e con un’alta concentrazione di attività collegate al beauty e al wellness.

