La Corea del Sud ha approvato in modo condizionato la richiesta di Google di trasferire all’estero dati cartografici ad alta precisione, chiudendo di fatto un blocco durato quasi 20 anni. Al centro c’è la mappa in scala 1:5.000, molto dettagliata, che finora era rimasta di fatto accessibile solo agli operatori locali e che potrebbe rendere Google Maps finalmente più completo nel Paese.
Il via libera però arriva con paletti di sicurezza pesanti. Le autorità chiedono che basi militari e siti sensibili vengano oscurati nelle immagini, comprese Street View e gli archivi storici, e che alcune informazioni di precisione, come le coordinate, siano limitate. In più, il trattamento dei dati deve avvenire su server in Corea tramite un partner locale, e l’eventuale export deve rispettare criteri restrittivi.
Ora la discussione è tutta economica. C’è chi teme un colpo serio all’ecosistema coreano delle mappe e dei servizi geospaziali, con stime che parlano di danni potenziali fino a 197 trilioni di won nel prossimo decennio. Altri invece dicono che Google potrebbe fare da “scossa” e costringere i player locali ad accelerare su logistica, mobilità e guida autonoma.

