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Corea del Sud, assorbenti gratis nei luoghi pubblici

In Corea del Sud da luglio parte un progetto pilota che porta assorbenti gratuiti in spazi pubblici selezionati, attraverso distributori automatici riforniti e gestiti insieme ai governi locali. La misura non è pensata come aiuto solo per chi ha un Isee basso o rientra in categorie speciali. L’accesso è universale, per tutte le donne che ne hanno bisogno, senza verifiche sul reddito. Il programma resta attivo fino a dicembre e, a fine anno, il governo prevede di valutarne risultati e criticità in vista di un’eventuale estensione nel 2027.

Il piano prevede la selezione di una decina di amministrazioni locali, scelte in base a variabili come dimensione della popolazione, struttura economica del territorio e abitudini di vita, in modo da capire come cambia l’uso del servizio tra quartieri urbani, aree industriali e contesti rurali. I distributori verranno collocati in strutture a uso quotidiano, come centri civici e uffici di quartiere, biblioteche, centri di welfare, ambulatori e strutture sanitarie, family center e altri edifici pubblici. In alcune aree l’elenco si allarga a spazi più mirati, come centri per giovani e start up nelle zone industriali, oppure sale comunitarie e case di villaggio nelle aree agricole e costiere.

Sul funzionamento pratico, la divisione dei compiti è chiara. Il governo centrale sostiene l’acquisto con fondi nazionali, con un budget indicativo intorno ai 3 miliardi di won, e stipula un contratto di fornitura. Le amministrazioni locali si occupano della parte operativa, quindi collocazione dei distributori, gestione delle scorte, rifornimento e manutenzione. L’obiettivo è evitare il sistema di voucher individuali e portare il prodotto dove serve, come un servizio pubblico semplice da usare.

La scelta di passare da un modello selettivo a un modello aperto nasce anche da un problema che in Corea è diventato un simbolo. La povertà mestruale è tornata ciclicamente nel dibattito nazionale dopo i casi, emersi negli anni, di adolescenti che hanno raccontato di aver usato materiali di fortuna, come solette di scarpe, fazzoletti o stracci, perché gli assorbenti costavano troppo o perché chiedere aiuto significava esporsi e giustificarsi. Il progetto pilota prova a ridurre proprio questo doppio ostacolo, prezzo e stigma, spostando l’accesso dal piano personale a quello infrastrutturale.

Il nuovo schema non sostituisce del tutto i sostegni già esistenti. Resta in piedi anche il programma che offre un voucher mensile per l’acquisto di prodotti mestruali alle giovani in condizioni di vulnerabilità, con un importo indicativo intorno ai 14.000 won al mese per la fascia 9–24 anni. L’impostazione del 2026, però, aggiunge un secondo binario. Non solo assistenza mirata, ma disponibilità gratuita nei luoghi pubblici, con la logica che un bene essenziale, se manca, non dovrebbe essere un problema da risolvere in privato

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