Asia filippine

3 antiche (e bizzarre) abitudini ancora in uso nelle Filippine.

Nel mondo ci sono delle abitudini dell’antichità che oggi riteniamo bizzarre. Ogni era ha le sue particolarità ed è il progresso tecnologico, insieme al cambiamento delle mode, a rendere vecchie e assurde alcune usanze. Alcuni di questi usi e costumi tradizionali non sono spariti. Oggi scopiamo 5 antiche (e bizzarre) abitudini ancora in uso nelle Filippine.

Inserimento di “bolitas” (piccole palle) nei genitali maschili

I filippini in epoca precoloniale usavano inserire ogni sorta di protesi e ornamenti nei propri genitali per migliorare l’esperienza sessuale del loro partner; a quanto pare, la pratica continua ad essere osservata tra i membri della comunità marinara.


I marinai filippini praticano ancora oggi piccole incisioni nei loro peni e fanno scivolare le bolitas, minuscole palline di plastica o di pietra, delle dimensioni di una M&Ms perchè, secondo loro, in questo modo hanno un grande successo con le donne straniere. Gunnar Lamvik, il ricercatore norvegese che ha condotto ricerche approfondite su questa pratica poco conosciuta, ha osservato che oltre ai benefici carnali, i marinai filippini la vedono anche come un modo per affermare la propria mascolinità rispetto alla concorrenza straniera per quanto riguarda il mercato del lavoro.


Secondo il sociologo del lavoro dell’Università della California, Steve McKay, che ha viaggiato molto su navi container con equipaggi filippini per le sue ricerche sull’identità maschile nell’ambiente marittimo, le materie prime per i bolitas possono variare ed includono anche bacchette e spazzolini da denti.

Dissotterramento dei resti di una persona per vestirla.

La tribù degli Hanunuo Mangyan, situata nell’isola di Mindoro, osserva probabilmente il più strano rituale per i morti di tutte le Filippine, ovvero la pratica del “kutkot” dove letteralmente i resti di una persona cara vengono dissotterrati un anno dopo la sua morte e “abbigliati”. Per rendere i resti più umani, la famiglia li avvolge in abiti per formare una figura simile a un manichino, chiamata “sinakot”.


Il “sinakot” è poi portato dai membri della famiglia fino al villaggio dove “partecipa” ad una danza tribale. Successivamente, viene tenuto dalla famiglia all’interno della propria casa per un anno prima di essere finalmente trasferito in una grotta contenente altri “sinakot”. Questo rituale è un modo, per gli Hanunuo Mangyan di onorare i morti.

Isolamento, a Panay, delle ragazze più belle della comunità fino ad età da marito.

Nell’isola di Panay ancora oggi continua la pratica del “binukot”. Il Binukot è una pratica culturale filippina che isola una giovane con l’aspettativa che l’isolamento si tradurrà in un valore più elevato attribuito alla donna dai corteggiatori in futuro.
La Binukot viene isolata a 3 o 4 anni e non deve essere vista da nessun uomo fino alla pubertà. Solo i membri della famiglia e le serve, dette apidi, possono trovarsi faccia a faccia con lei. Nessun uomo oserebbe mai guardare una Binukot poiché potrebbe essere punito con la morte.

Quando una Binukot è pronta per il matrimonio a 13 o 14 anni i genitori chiedono una dote molto alta alla famiglia del corteggiatore. Anche quando il corteggiatore le fa visita, i genitori intrattengono l’uomo mentre lei si trova nella propria stanza, al massimo può mostrare la punta di un’unghia. Tuttavia, anche se molto occasionalmente, le viene concesso di presentarsi a grandi manifestazioni, come i matrimoni, in cui gli uomini presenti possono apprezzare la bellezza della ragazza.


Non è esposta al sole, non le è permesso lavorare ed è persino accompagnata dai suoi genitori quando fa il bagno. Ciò si traduce in una donna di carnagione chiara, fragile e con i capelli lunghi. Dato che sta a casa la maggior parte del tempo, i suoi genitori e i nonni la intrattengono con varie tradizioni orali e danze tradizionali. Questo rende le Binukot eccellenti cantori epici e depositari della storia.
La pratica ha avuto origine nelle Filippine preispaniche ma continua ancora oggi. Fino alla seconda guerra mondiale, era praticata nella maggior parte delle Filippine ma, quando la maggior parte delle ragazze “binukot”, incapaci di mettersi in salvo, furono vittime dei giapponesi, questa pratica cominciò a scomparire. Oggi, il numero di “binukot” sta diminuendo e la pratica è apparentemente confinata all’isola di Panay.


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