Al civico 42 di Nguyễn Huệ, nel District 1 di Ho Chi Minh City, c’è un edificio che ormai si riconosce più per le insegne ai balconi che per la funzione originaria. È il condominio che molti chiamano “The Cafe Apartments”, un palazzo costruito nel 1960 e diventato negli anni una concentrazione verticale di caffè, bar, piccoli ristoranti e negozi creativi, affacciati sulla strada pedonale più fotografata del centro.
La trasformazione è avvenuta per stratificazione, appartamento dopo appartamento. Secondo ricostruzioni della stampa vietnamita, l’edificio conta circa nove piani e quasi un centinaio di unità, una parte delle quali è oggi affittata per attività commerciali, dalle specialty coffee shop alle boutique e agli spazi beauty, con un ricambio continuo legato a canoni e flussi di clienti.
Entrare non significa trovare un unico “locale simbolo”, ma una fila di porte con identità diverse, spesso piccole, spesso specializzate. L’idea è semplice e molto urbana, invece di un centro commerciale con marchi standardizzati, qui ogni stanza prova a costruirsi una nicchia e un pubblico, e lo fa con vista su Nguyễn Huệ, tra sedute da balcone e luci da sera.
Anche la logistica è parte dell’esperienza. Per salire si può usare le scale, oppure l’ascensore con una tariffa che, nelle descrizioni più ricorrenti, è di circa 5.000 dong a corsa, con modalità che possono variare in base alla gestione e alle giornate.
Negli ultimi anni, il “modello 42 Nguyễn Huệ” è finito anche dentro un dibattito più ampio su come regolare, o rendere possibili, le attività commerciali in alcuni condomini del centro, proprio perché questi spazi sono diventati un punto di attrazione e una parte dell’economia di quartiere.

