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Fatti e Misfatti Della Shanghai Fashion Week Primavera Estate 2022

Le luci sono state spente, i palchi sono stati smontati, gli abbigliamenti in quel di Xintiandi sono tornati nella norma e il padiglione CSSC è di nuovo un posto deserto e sconosciuto ai più come era prima che Labelhood montasse le proprie “tende”. Due settimane fa il circo nomade della moda ha lasciato Shanghai. La Fashion Week è ufficialmente finita. Prima di parlarvi delle sfilate, dell’atmosfera, delle persone, degli abiti che mi sono piaciuti e di quelli “no-go” vi mostro la mia personale foto finale di questa settimana della moda (per cui ringrazio il mio partner in crime di tutta la settimana ovvero il fotografo Hugh O’Malley).

Dopo una settimana di corse, trucchi, pioggia, cambi con “camerini improvvisati” in macchina/garage/metropolitana, cibo di fortuna e tacchi (tanti troppi tacchi), questa foto rappresenta perfettamente il mio stato d’animo alla fine della fashion week: bellissima, ora però ci rivediamo ad Aprile dell’anno prossimo.

Streetstyle, Streetstyle, Streetstyle

Spesso e volentieri durante la settimana della moda ci si concentra più sulle persone che sono fuori che su quelle che sfilano realmente. Due anni fa (quando ancora i confini cinesi non erano chiusi a causa del Covid), ricordo di essermi stupita, alla Seoul Fashion Week, per la grande quantità di persone fuori dalla Dongdaemun Design Plaza, presente solo nella speranza che qualche fotografo o gente sconosciuta con un telefono o una camera scattasse qualche foto. Poi non entravano a vedere le sfilate. Credo di avere incontrato durante i catwalks solo il 10-15% di tutto il circo presente fuori (bambini e animali conciati a festa inclusi). Seguendo questo assunto, quindi, comincio parlandovi dello street style della Shanghai Fashion Week di quest’anno. Le location principali dell’evento erano due, la classica e altolocata Xintiandi e quella di Labelhood, che ha scelto un’ubicazione bizzarra che potrebbe tranquillamente diventare il titolo di una nuova versione del libro di Carlo Levi, “Cristo si è fermato al padiglione CSSC”. Normalmente tra i due luoghi della settimana della moda c’è una grandissima differenza non solo nei brand che sfilano ma anche negli spettatori. Labelhood è giovanissima, alternativa, piena di abiti a strati, capelli coloratissimi e outfit prevalentemente bianchi e neri. Xintiandi, invece, è la casa degli adulti, delle persone più eleganti, dei vestiti più costosi, dei “wannabe” e di quelli arrivati, e delle persone che devono essere invitate per forza (perché sono parenti/sponsor/ o simili di qualcuno) e che sono abbigliate e truccate come me la mattina prima di fare la doccia. Quest’anno, però, ho avuto la sensazione che in entrambi i posti il must della stagione fosse: compriamo i vestiti su Taobao. Buona parte della gente presente (escludendo influencers, giornalisti, ecc.) aveva abiti con bei tagli, ben abbinati, ma con tessuti da poche decine di RMB (qualche euro) che non resistono nemmeno al primo lavaggio, di scarsissima qualità, visibile ad occhio nudo. L’altra caratteristica che ha accomunato entrambe le location è stato il clima. Inaspettatamente caldo, caldissimo, per essere ottobre. Ed ecco quindi che, sia a Xintiandi che a Labelhood, chi aveva deciso i propri outfit senza guardare le previsioni meteo, si è presentato con abiti di lana, velluto e flanella, nonostante una temperatura di circa 30 gradi.

C’erano degli street style da salvare? Si, ed eccone alcune negli scatti di Hugh O’Malley

Voto street style: 5/10

Le locations

Ha debuttato quest’anno a Xintiandi il nuovo design della fashion week, due strutture, una opposta all’altra, la hall rossa e quella blu. Ottima scelta. Fino alla stagione precedente entrare nell’unica tensostruttura presente significava fare la fila, perché tutti i catwalk erano concentrati nello stesso posto, con un unico ingresso principale. La sala VIP di quest’anno non era particolarmente grande e gli snack proposti erano solo piccoli dolci pieni di panna (AKA sono rimasti quasi tutti sul tavolo).

Avete presente i rotolacampo che si vedono nei film ambientati nel far west? Ecco, l’immagine che ho del mio arrivo il primo giorno al padiglione CSSC è esattamente questa. Sono in un film, davanti a me una balla di fieno rotola in mezzo ad un luogo deserto. Mi guardo attorno e penso pure di avere sbagliato posto, ma d’altro canto non posso nemmeno controllare sul sito della Fashion Week perché non hanno mai caricato le mappe delle locations. Da lontano, in macchina, vedo un fenomenale fascio di luce nitido nel cielo. Penso che ci siano due opzioni a questo punto. O stanno chiamando Batman o Labelhood si trova dove sono quelle luci. Batman non c’è ma in compenso c’è una struttura enorme in metallo, e un cartellone gigantesco rosso “Labelhood”. Il posto è molto bello, per quanto sperduto nel nulla. Hanno organizzato tantissimi stand di abbigliamento, caffetterie, pop up shop di cibo, automobili e c’è pure il carretto di una gelateria italiana. Al piano superiore ci sono gli showroom di tante marche di designer cinesi (aperti solo ai buyers e alle persone con invito). Rispetto alle edizioni precedenti, sul West Bund, la scelta di questo padiglione ha dato la possibilità a Labelhood di creare uno spazio ricreativo dove gli spettatori possono trascorrere il tempo piacevolmente mentre attendono l’inizio delle sfilate.

Voto location: 7/10

Le Sfilate

Per la parte delle sfilate mi limiterò a raccontarvi dei brand che mi hanno colpito di più, in ordine cronologico.

P.S. Non abbandonatemi qui perchè dopo le sfilate vi racconto… il dietro le quinte!

Xintiandi

BAN XIAOXUE

Il marchio cinese nato nel 2012, si sforza di trasformare lo spirito originale del naturalismo nella cultura e nello stile di vita dell’abbigliamento contemporaneo.
La collezione di questa stagione si ispira al concetto di eternità. Gli abiti sono stati disegnati sulla base della distruzione, fondendo caratteristiche opposte. Lo spettacolo è stato progettato dall’artista Wang Ziyue, una terra desolata, che combina la terra rossa con installazioni geometriche per creare uno spazio illusorio.

Voto personale: 8/10

ZI II CI IEN

Fondato nel 2017 dal designer Zhi Chen, il marchio è specializzato in maglieria, con l’obiettivo di cambiare la solita impressione che si ha della maglieria attraverso silhouette e colori audaci. ZI II CI IEN definisce il lavoro a maglia in un linguaggio moderno secondo il concetto “trasformare il buon design in necessità quotidiane” e si sforza di sovvertire la classica visione della magliera da parte del pubblico. La collezione, intitolata “The World is Spoiled”, presenta la stampa di motivi geometrici che contrasta con varie trame di tessuto . Fiori e farfalle sono i temi principali di questa serie. Il brand, durante la sfilata, ha presentato l’idolo virtuale di Bilibili, Azi (阿梓), l’esempio ideale di come la Shanghai Fashion Week incorpori casualmente l’intelligenza artificiale nella vita di tutti i giorni.

Voto personale: 8/10

STUDIO YINGPEI

Fondato nel 2014, YINGPEI STUDIO è un marchio di abbigliamento femminile con sede a Shanghai. Il marchio si ispira all’estetica vintage e la reinventa con un tocco moderno. Lo spettacolo di quest’anno, intitolato “The Cutting Moments”, invita gli spettatori a fermarsi, respirare, e guardare le cose da diverse prospettive. Nello spazio della passerella erano appesi nove vetri che, uniti al cambio di luce, tagliavano in frammenti la prospettiva dello spettatore con un ritmo uniforme. Il brand ha invitato il soprano Yi Liga ad esibirsi durante la presentazione.

Voto personale: 7/10

MITHWORLD

Mithworld è nato nel 2019 dal designer Demon Zhang ed è un marchio che incoraggia le donne a trovare un equilibrio tra il mondo esterno e il loro io interiore. In questa stagione, il brand ha cercato ispirazione da cinque tipi di musica, folk, POP, elettronica, rock e R&B. La sfilata era intitolata “MU5IC PARTY”. La lettera “S” in “MUSIC” viene sostituita con il numero “5”. È un gioco di parole, a simboleggiare che la collezione della stagione ha suoni diversi e cinque stili diversi.

Voto personale: 8/10

DANGEROUS PEOPLE

Fondato nel 2015 a Shanghai, il marchio è stato creato dal famoso cantante cinese Joker Xue insieme al designer Zhang Fan e mira a portare lo streetwear e la cultura di strada nella vita quotidiana delle persone. Basato sul concetto di UNFOLD YOURSELF, il titolo della collezione SS2022 era “DANGEROUS CAMP”. Al design sono stati aggiunti molti tessuti funzionali. Pur essendo una collezione “alla moda”, tiene conto anche della funzionalità che i capi devono avere nella quotidianità e, nonostante sia principalmente un marchio maschile, questa collezione ha visto anche la presenza di modelli femminili. Il marchio, per questa occasione, ha lavorato con il pittore autistico Bi Changyu.

Voto personale: 9/10

MIMBLANCHE

Un guardaroba da sogno con un approccio romantico, questo il concept della collezione MIMBLANCHE 2022 Primavera/Estate. La stilista descrive in modo romantico un guardaroba da sogno, con lo scopo di portare nuova ispirazione agli outfit delle donne urbane. MIMBLANCHE, ispirata dall’artista Anna Valdez, ha utilizzato colori vivaci, stampe di animali e piante e una sartoria chic per fondere ingegnosamente la moda femminile e l’arte pittorica, catturando la bellezza della vita. Una visione romantica del mondo: le belle persone incontreranno cose belle inaspettatamente.

Voto personale: 8/10

PRONOUNCE

PRONOUNCE è un marchio creato da Yushan Li e Jun Zhou nel 2016 che ora ha sede a Milano e Shanghai. La collezione di quest’anno, che integra la filosofia estetica orientale con lo stile occidentale, trae ispirazione dal cerchio, combina l’estetica artigianale tradizionale con i toni della moda contemporanea e trasmette il fascino del “niente” e dell'”eternità” in senso geometrico. Dopo l’uscita di questa serie, “Circle ○”, durante la London Fashion Week, la collezione è stata reintegrata e ripresentata durante la sfilata di Shanghai. In questa stagione il brand continua ad esplorare il concetto dell’essere, persone provenienti da diversi background, in una sfilata in cui il cambio di abito è fluido e i cambiamenti nelle personalità dei modelli diventano un “circolo”. Il design del cerchio crea un forte impatto visivo e un pieno senso del futuro. Il cerchio è un simbolo di uguaglianza, accettazione, esplorazione, infinito.

Voto personale: 8/10

oqLiq

OqLiq, uno street brand di Tainan, trasforma il concetto orientale in uno stile contemporaneo e incorpora il functional style nella moda di strada, formando un semplice design orientale che intreccia il vecchio e il nuovo. Il materiale dell’abbigliamento si basa sul concetto di design sostenibile. Oltre al surplus di capi prodotti in serie, è composto da patchwork in stile contemporaneo; utilizza anche un gran numero di tessuti tecnologicamente funzionali e gusci di ostriche abbinati a bottiglie in PET. Con questa collezione il brand si presenta per la terza volta alla Shanghai Fashion Week. La serie costruisce una cosmologia spazio-temporale parallela seguendo il “Libro dei Mutamenti” e usa “tempo e spazio” come tema concettuale per esplorare le implicazioni degli esagrammi del Libro dei Mutamenti: ogni decisione che prendiamo produce un risultato diverso.

Voto personale: 9/10

日着RIZHUO 

Il marchio Rizhuo ha presentato la collezione 游侠•寻 (youxia, 遊俠, il termine indica un antico eroe popolare cinese celebrato nella poesia classica e nella letteratura fantasy. Significa letteralmente “vigilante errante”, ma è comunemente tradotto come “cavaliere errante”). Questa è la prima volta che il marchio lancia una sfilata in Cina, da quando è atterrato alla settimana della moda di New York nel 2019. Il background creativo della serie “游侠•寻” è ispirato al viaggio del designer Rizhuo Lujian Zhang sul minibus di “Ajian Clothing”, un’azienda di abbigliamento a quattro ruote che vaga per la Cina, cercando di trovare le emozioni dimenticate nel processo di urbanizzazione rurale e le tracce di urbanizzazione nelle aree rurali.
Durante il viaggio, il designer non ha mai avuto un itinerario specifico. Ha attraversato 38 contee, realizzando abiti per le persone lungo la strada, tagliando pantaloni, cambiando cerniere e trovando ispirazione per anziani e bambini in campagna.
Nei modelli dell’ultima collezione ha espresso il senso di cambiamento, partendo dalla sua esperienza personale, dal lasciare la propria città natale all’avvio di un’azienda in una grande città.

Voto personale: 9/10 (Avrei dato alla collezione 7/10 ma ho deciso di dare due punti in più per la storia incredibile che ha alle spalle)

SYU SYU HAN

Il marchio di design SYU SYU HAN è stato fondato nel 2016 e prende il nome dalla fondatrice. Il concetto del brand è essere coraggiosa, consapevole di sé, sfrenata, sexy e forte, senza mai seguire le regole e gli standard di nessuna autorità della moda. Proprio come lo slogan del marchio: SYU SYU HAN design solo per libere pensatrici. La collezione del brand si basa sul tema “Retro DISCO”. In questa stagione, il marchio ha utilizzato alcuni tessuti sostenibili e tessuti frammentati ridisegnati e connessi con colori brillanti e ridotto lo spreco di risorse.

Voto personale: 6/10

RICOO LEE

La sfilata di RICO LEE “SOTTO IL CIELO” è stata divisa in tre grandi temi.
“Tutte le creature”: questa serie adotta in modo innovativo il concetto di “nylon a base biologica”. La tintura ecologica con coloranti vegetali naturali conferisce al tessuto un colore della terra molto naturale e morbido. Abbandonando i tradizionali coloranti chimici e utilizzando coloranti vegetali naturali per migliorare il comfort della pelle, anche la consistenza del colore è più vicina alla natura.
“Soft Future Industry”: i materiali funzionali di base sono più leggeri e sottili rispetto alle stagioni precedenti, le trame sono più naturali e delicate sulla pelle pur mantenendo la tecnologia originale e il senso futuristico. L’aggiunta di materiali naturali come la seta aggiunge anche più intimità a questa serie tecnologica.
“World”: Questa serie è ispirata ai cavalieri orientali, e utilizza elementi e materiali tradizionali cinesi.
Per questo spettacolo, RICO LEE ha unito le forze con YKK, il marchio giapponese environment-friendly, utilizzando le sue cerniere tecnologiche e environment-friendly.

Voto personale: 10/10

GREEL ROOM
Il brand Greel Room è partito da un’oscura sartoria di strada e ha debuttato ufficialmente questa stagione alla Shanghai Fashion Week con la prima collezione prêt-à-porter, dopo 7 anni dall’inizio dell’avventura nel mondo della moda. Questa serie, intitolata “Princess line”, è un omaggio a Charles Frederick Worth, il padre dell’haute couture che era anche un sarto di strada, ed è basata sul concept della linea “principessa” inventata da The House of Worth.
La serie blu-verde di Greel Room e la romantica serie rosa-viola si scontrano e, allo stesso tempo, l’intera collezione si fonde e si armonizza con l’elegante serie bianca. L’uso di un blocco di colore solido minimalista mette in risalto le linee strutturali dell’abbigliamento, mentre i materiali utilizzati creano un senso di freschezza e uno stile ultra femminile con forme sinuose.

Voto personale: 9/10

UNROW

Il marchio è stato creato dal designer Zhou Hao. Esplorando il contrasto tra l’umore interiore dell’essere umano e la società, il designer riflette sul rapporto con i vestiti e amplifica i sentimenti più piccoli in ogni dettaglio dei capi. La serie UNROW 2022 Primavera/Estate di questa stagione si basa sul tema di “Party in the Party” e “Me in Me”, ispirato al cortometraggio animato polacco “Tango” (vincitore di un Oscar), e mira a trasmettere il rapporto del designer con se stesso e l’ambiente circostante durante l’epidemia. Grigio moonlight, woody khaki, verde muschio e nero carbone sono i colori predominanti di questa collezione.

Voto personale: 9/10

Labelhood

浪漫中国 – Romance of China
Lo spettacolo di apertura di Labelhood, intitolato Romance of China, è stato uno spettacolo interattivo, tenuto in un’ambientazione teatrale con quattro storie di diverse epoche. Il progetto è una collezione di moda crossover di 4 brands (Yueqi Qi, Yirantian, Shushu/Tong e Nomanoman) in collaborazione con il fotografo cinese Leslie Zhang. Lo show è cominciato con una partita di pallavolo di atlete (decisamente) non professioniste, proseguito con un’esibizione di opera classica cinese, una mini piece teatrale e due cantanti. Mi piacerebbe parlarvi degli abiti ma, con il gigantesco uccello (finto) morto sulla scena, i 9 minuti di partita di pallavolo “scapoli contro ammogliati” e noi a guardare, in piedi (lo spettacolo essendo interattivo non prevedeva posti a sedere), rischiando di prendere una pallonata in faccia, l’attenzione non era certamente rivolta a questi. L’idea poteva essere carina, ma sono andati troppo oltre, annoiando il pubblico.

Voto personale: Non ricordo i vestiti.

RUOHAN
“Quando una persona è sola, l’unica cosa che ci fa compagnia è la nostra ombra”. Con l’epidemia, le persone affrontano la separazione fisica e la solitudine nello spirito. Nella serie Primavera/Estate 2022, “Un posto solitario- 独处之地”, RUOHAN usa la sensazione del rapporto personale con mobili, luci e ombre, racconta una storia sull’essere soli e ripensa al significato stesso dell’essere soli. Il lino tradizionale ha una lucentezza di seta grazie ad un trattamento speciale, l’organza trattata opaca imita la nebulosità della luce e dell’ombra. La designer, inoltre, ha esagerato le caratteristiche dell’abbigliamento per la casa, sperando di portare la sensazione di pigrizia e conforto che viviamo a casa nell’abbigliamento quotidiano all’aperto. L’ispirazione per borse e accessori arriva dall’arredamento stesso. RUOHAN è un marchio di abbigliamento femminile di lusso quotidiano lanciato a New York City, 2020.

Voto personale: 9/10

R. I. S. E.
I designers che hanno vinto il concorso “RISE UP Sfida del design della moda sostenibile” hanno portato la loro collezione alla sfilata LABELHOOD SS2022. La “RISE UP Sfida del design della moda sostenibile” è stata avviata dalla piattaforma di innovazione della moda sostenibile “RISE Sustainable Fashion Lab” e co-sponsorizzata dalla piattaforma di incubazione di moda per giovani studenti di LABELHOOD, YOUTOPIA, con l’obiettivo di ispirare i designer a ricostruire l’intero ciclo di vita dell’abbigliamento, pensando al processo di progettazione e concentrandosi sulla selezione di materiali sostenibili. La sfida è stata lanciata il 12 aprile e al concorso si sono iscritti 67 stilisti cinesi. I giudici hanno selezionato cinque gruppi di designer (Lin Jinjing, Xu Shangqian e Lai, AESTHETIC PILL, RUN TAN DU e Permission To Be Human) per presentare la loro collezione alla sfilata della Shanghai Fashion Week. Il brand Timberland era parte dell’evento.

Voto personale: 7/10

SWAYING
Basandosi sul background di design tessile del designer, Swaying/knit è un marchio che cerca di esprimere sentimenti intangibili in modi tangibili, combinando un mix di materiali diversi e variazioni della struttura della maglia. I capi di SWAYING mirano a delineare un’immagine femminile gentile, tenace e indipendente. Nell’ultima collezione, “Skin-ship”, il filato di organza di seta e il cashmere idrosolubile sono combinati in modo non convenzionale, mantenendo la leggerezza e la sfumatura dell’organza e la morbidezza e il comfort del cashmere, mostrando una trama più complessa e sottile.

Voto personale: 7/10

REFUSE CLUB
Refuse Club è un brand unisex con sede a New York fondato nel 2018 da due amici, Yuner Shao e Stef Puzhen Zhou. Prendendo il nome dallo storico “Salon des Refusés” (una mostra parigina della metà del XIX secolo che esponeva dipinti respinti dal Salone ufficiale di Parigi perché troppo scandalosi ), il Refuse Club è un luogo dove condividere un’estetica senza compromessi, una diversità culturale, delle conversazioni politiche. Il marchio è anche una piattaforma per la comunità, solidale con le vittime del movimento #MeToo in Cina. Il tema della collezione di quest’anno, “Lunacide”, è un grido alla libertà e alla possibilità che le donne continuino a combattere per se stesse. Il brand incorpora nel design elementi di uniformi militari che appaiono frequentemente nei road movie.

Voto personale: 8/10

ANNO MUNDI

Il brand è stato fondato da Zhu Yi nel 2016. Con un design unico, in bianco e nero, il marchio è bravo a catturare elementi estetici da miti e favole, concentrandosi su interpretazioni alternative dell’immaginario romantico e cercando di rompere lo stereotipo della femminilità. Esplorare, decostruire e rimodellare elementi romantici, la collezione presenta un’immagine concettuale estetica di donne indipendenti, romantiche e post-punk. Quest’anno Anno Mundi ha collaborato con la rock band indipendente “Stolen 秘密行动” e il gruppo di ballerini voguing per uno show sperimentale, dal nome “Renovate重塑”, combinando musica rock, danza voguing e catwalk. La presenza tra il pubblico anche di un giovanissimo disegnatore estemporaneo ha reso la sfilata di Anno Mundi, come ogni stagione, uno spettacolo mai noioso e sempre carico di sorprese.

Voto personale: 10/10

JECAI STUDIO  

Fondato da Jiaen Cai, dopo essersi laureato al London College of Fashion e al Royal College of Art, i suoi abiti combinano le influenze cinesi e occidentali. Combinando l’innovazione del design con la sua attenzione ai dettagli, il marchio presenta una collezione di strati di base e componenti. Questi componenti sono intercambiabili utilizzando il “JE CAI Algorithmic Modular System [AMS]”. In altre parole, l’abbigliamento JE CAI può essere smontato in singoli pezzi e quindi riassemblato liberamente, il che offre possibilità di abbinamento quasi illimitate. Le parti della nuova collezione possono essere scambiate con le parti della vecchia serie per ridurre gli sprechi.

Voto personale: 7/10

OUDE WAAG

Fondata nel 2017, OUDE WAAG con sede a Shanghai si sta rapidamente guadagnando una reputazione come forza emergente nel lusso cinese. Il fondatore, il designer Jingwei Yin, descrive il marchio come “tenere un diario” – un registro in evoluzione dell’esperienza umana, punteggiato da piccoli momenti astratti di emozione e intimità. L’estetica di OUDE WAAG è caratterizzata dal suo approccio intellettuale ed empatico alla relazione tra mente, abbigliamento e corpo. In questa stagione il brand ha continuato la sua esplorazione delle donne e del corpo, e per la prima volta ha presentato la sua visione estetica con la scultura “Corpo imperfetto”.

Voto personale: 9/10

022397BLUFF

Il brand, creato a Parigi, ha un suo universo unico, in cui non c’è né tempo né spazio, né genere né età. La prima collezione, d’avanguardia e unisex, è stata lanciata quest’anno durante la Paris Fashion Week. THE WALL COLLECTION 2021 ha portato il pubblico a esplorare e discutere i muri invisibili ma tangibili, quelli radicati nelle profondità della natura umana, ma anche un muro che si può rompere o che può crollare. 15 dei 16 modelli hanno sfilato con il viso dipinto di nero, che deriva dalle usanze nuziali uniche della minoranza etnica Miao. Secondo l’usanza, più scuro è il colore, meglio è; significa che la sposa sarà felice dopo il matrimonio. L’origine del volto imbrattato deriva da una leggenda in un antico canto della minoranza etnica Miao, e questa usanza di nozze è stata tramandata fino ai giorni nostri. La scelta di dipingere il volto di nero ha causato delle polemiche sui social media internazionali. Tante persone infatti, senza comprendere la storia dietro la scelta del marchio, hanno etichettato Bluff come razzista. Personalmente, nonostante io supporti al 100% il movimento BLM, credo che le critiche, in questo caso, siano andate oltre, mostrando invece tanta ignoranza da parte di chi le ha mosse. Il brand, infatti, ha dipinto il viso dei modelli per ricordare una tradizione di una minoranza etnica cinese, quindi, al contrario delle critiche, includendo chi, normalmente, viene escluso.

Voto personale: 7/10

Voto globale sfilate a Xintiandi e Labelhood: 8/10

L’organizzazione

Bravi, bravissimi, come sempre. Questa è una delle poche Fashion Week al mondo che apprezzo realmente per come trattano gli spettatori, chiunque essi siano, e per i comfort riservati a tutti (inclusa la presenza di un parrucchiere per gli ospiti). La scelta degli sponsor è stata azzeccata (almeno per me!). Delonghi ha reso la mia presenza durante le sfilate mattutine meno drammatica, il mixologist di Rémy Martin e il suo cocktail sidecar mi hanno restituito il sorriso durante le infinite serate, la lattina della Pepsi con il design della Fashion Week è un buon pezzo da collezione (e basta, perchè io bevo solo CocaCola).

Un plauso particolare quest’anno vorrei darlo: alle aziende di PR che mi hanno invitato alle sfilate e che sono state gentilissime e tempestive nel mandarmi i comunicati stampa e risolvere i problemi, allo stand di donuts con la carne arrosto di Hong Kong di Labelhood che ha reso le mie giornate migliori (Peccato che fosse solo un pop up shop e che non hanno in effetti un negozio dove acquistare questa prelibatezza), al personale della sicurezza all’ingresso delle sfilate che, alla 3294012987429387 volta che mi ha visto entrare ed uscire durante la settimana, mi apriva direttamente la porta dello staff per farmi passare (probabilmente per pena…).

Voto organizzazione: 10/10

Una nota sull’unica sfilata italiana

Ho notato nel tempo, vedendo anche tanti commenti sui miei social media, o di gente che mi chiedeva biglietti, che diverse persone non sanno che molte sfilate, in tutto il mondo non solo in Cina, sono riservate, accessibili solo su invito e aperte soltanto a chi lavora nel settore (buyers, designers, giornalisti, influencers, ecc.). Perché faccio questa premessa? Perché oggi voglio togliermi un sassolino dalla scarpa e raccontarvi della delusione che ho provato quest’anno nello scoprire che uno dei pochi brand da cui non ho ricevuto l’invito è stato anche l’unico italiano presente. L’Istituto Marangoni, infatti, in collaborazione con il brand cinese Ricostru, ha presentato la collezione di otto studenti della scuola durante la fashion week. Mi piacerebbe raccontarvi come è andata e fare certamente un plauso a questa realtà italiana in Cina ma ahimè… non sono stata invitata.

Voto per il gioco di squadra: -100/10

Le Cose Che Non Ho Capito

I grandi assenti: i tovaglioli. Io ho ancora grosse difficoltà nel comprendere perché, in Asia, i tovaglioli siano così tanto sottovalutati. Come dovresti pulire la bocca e le mani dopo avere mangiato dei canapé? Nella sala VIP la presenza dei tovaglioli accanto al buffet dei dolci è stato un miraggio. Qualcuno, comunque, deve averglielo fatto presente, perché il penultimo giorno sono saltati fuori i fazzoletti. No, non è una battuta. In una sala con decorazioni minimal ma lussuose e confortevoli, sul tavolo del buffet di dolci c’erano i fazzoletti di carta dentro la loro confezione di plastica.

Gli onnipresenti: i bigodini. Questo è un classico asiatico, se avete letto qualcuno dei miei precedenti post o avete dato un occhio alla mia pagina di Facebook  Ve La Do Io La Cina vi sarete resi conto che sia in Corea che in Cina, spesso e volentieri, la presenza del bigodino sui capelli è un must. Sul bus, per strada, prima di entrare in ufficio. Tutto pur di avere la frangetta perfetta. E chiaramente il bigodino non poteva mancare nemmeno alla Fashion Week, per essere precisi a Labelhood, in fila per l’ingresso. Ma che cosa costava a questa ragazza togliere il bigodino dalla testa 5 minuti prima, in bagno o in taxi? Boh.

L’atroce dubbio: il regalo di BanXiaoXue. Durante le sfilate normalmente le persone sedute in prima fila /e talvolta anche quelle in seconda, o altre volte ancora tutti gli spettatori, ricevono un regalo dalle marche che stanno sfilando. Ora, don’t get me wrong, io capisco perfettamente il concetto di mix arte e fashion ecc. ma ho delle serie difficoltà nel comprendere il regalo del brand BanXiaoXue. Una scatola di metallo con dentro la sabbia. Bellissimo il concetto e alcune persone, random, hanno trovato anche dei semi di piante dentro la scatola (che si poteva aprire solo con il cacciavite). Ma quale dovrebbe essere la funzionalità di questo oggetto, oltre allo sporcarmi il pavimento del salone? Sono tornata a casa e nel giro di 10 minuti ero praticamente in spiaggia. Misteri della moda…

In compenso ho apprezzato tanto il regalo di YKK x Ricoo Lee, una borsa bianca e nera in tessuto tecnico. Nella foto anche la nuova proprietaria della borsa, Penelope. Dal suo sguardo è chiaro che non avrò mai la possibilità di indossarla.

Le domande senza risposta: I numeri del posto sull’invito. Mentre alcuni brand quest’anno hanno, giustamente, optato per il segnaposto con il nome, altri hanno scelto di mettere un numero. Ottimo, ho pensato inizialmente, così perlomeno evitano di sbagliarmi il cognome come fanno sempre. E invece anche questa versione di segnaposto ha il trucco. Perché il 70% di queste sfilate, in effetti, non ha alcun numero riportato sul posto a sedere. Hai il numero della fila e anche la lettera dell’alfabeto per la sezione ma il posto non c’è. La prima volta che mi è successo sono andata da una hostess e le ho chiesto dove si trovasse il mio numero e la sua risposta è stata “più o meno là”, indicandomi una sezione con circa 20 posti. Allora l’ho guardata e le ho chiesto se per caso dovessi contare ad uno ad uno le persone della fila 1 sezione D per arrivare al mio posto che era il 16. Ha pensato che scherzassi e se n’è andata quasi offesa. Mi sono seduta a casaccio nella fila 1 sezione D e ho cominciato a rimpiangere le sfilate dove ci sono i segnaposti con il nome, anche se rigorosamente sbagliato, tipo quello in foto (sempre di una sfilata di quest’anno).

I Miei Look

E adesso tocca a voi. Io ho dato un voto a tutto quello che ho visto e vissuto e adesso vorrei che foste voi a dare un voto a me per la scelta dei miei look durante questa settimana della moda. Devo ringraziare per la maggior parte dei miei outfits l’azienda MSParis, che mi ha fornito degli splendidi abiti di designer cinesi.

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